
Come realizzare uno stagno per la fauna autoctona
Uno dei modi più efficaci per aiutare la biodiversità locale è creare un piccolo stagno nel proprio terreno. Questi habitat sono detti anche Wildlife pond, intendendo dei piccoli specchi d’acqua progettati per fornire ospitalità, cibo e rifugio a diversi animali che dipendono dall’acqua per parte del loro ciclo vitale.
Purtroppo, infatti, gli habitat acquatici naturali sono in grave declino a causa di inquinamento agricolo o industriale, interramento o bonifiche e cambiamenti climatici.
Innanzitutto è necessario verificare la normativa e i permessi necessari per la realizzazione di uno stagno nel proprio comune, mentre per i progetti che ricadono all’interno del territorio del Parco Regionale dei Colli Euganei, potete inviare una e-mail alla nostra Associazione, per una consulenza gratuita.
Il primo aspetto da considerare è se il pond è facilmente raggiungibile dagli animali presenti nel territorio circostante: inutile costruire uno stagno se gli animali per raggiungerlo dovranno attraversare una strada trafficata, o per esempio a ridosso di colture intensive o centri abitati. La posizione migliore per creare queste strutture è a ridosso di boschi o versanti collinari, se si ha la fortuna di vivere in queste zone, oppure in vicinanza di corsi d’acqua, che sono uno dei corridoi naturali per eccellenza.
Caratteristica indispensabile di un pond per la biodiversità è l’assenza di specie alloctone o esotiche. Queste specie sono quasi sempre dannose o incompatibili con la biodiversità locale. Ad esempio è fortemente sconsigliato introdurre pesci rossi, gambusie o altre specie non autoctone, in quanto predatori di uova e stadi larvali di anfibi e insetti. Sarebbe opportuno introdurre anche piante e vegetazione autoctona e locale, magari rivolgendosi a qualche vivaio specializzato.
Altro fattore importante è la creazione di sponde dolci e non scivolose; meglio se si sviluppa uno scalino o una pendenza dolce in modo da permettere agli animali di entrare gradualmente e uscire agevolmente. Non bisogna creare stagni o laghetti con sponde ripide e scivolose, che potrebbero causare la morte per annegamento degli animali. Anche se gli anfibi sono generalmente a loro agio in acqua, hanno comunque la necessità di uscire dall’acqua quando ne hanno bisogno. Questo è ancora più vero in caso di altri piccoli animali che possono avvicinarsi all’acqua per abbeverarsi e non devono rischiare di cadere dentro e non poter più uscire, come ad esempio lucertole, uccelli, ricci o piccoli mammiferi.
Il posizionamento ideale del pond non è, né in pieno sole (in estate si surriscalderebbe), né in piena ombra, meglio una posizione intermedia in cui magari sia garantito un irraggiamento diretto solo per alcune ore al giorno. E’ possibile creare uno stagno in una zona ombreggiata, ma bisogna considerare che le piante acquatiche potranno avere difficoltà a sopravvivere, si creerà in quel caso un ambiente simile a quello che in natura si può trovare all’interno di un bosco; scelta comunque valida se decisa consapevolmente.
Consigliamo vivamente l’introduzione di piante acquatiche e palustri. Le piante garantiscono diversi servizi all’ecosistema: riparo, rifugio e nascondigli per la fauna acquatica, che si sentirà più sicura e colonizzerà lo stagno più facilmente. Inoltre le piante contribuiranno a mantenere l’acqua pulita, assorbendo le sostanze azotate e gli inquinanti; le piante sommerse garantiranno anche l’ossigenazione dell’acqua.
E’ preferibile scegliere diverse tipologie di piante, da quelle emerse, a quelle flottanti e galleggianti, in modo da coprire diversi livelli nella colonna d’acqua e creare habitat diversificati. Importante introdurre solo piante autoctone, per evitate rischio di immettere nell’ambiente specie aliene che possono essere dannose per gli ecosistemi locali.
I materiali per la creazione del pond sono diversi. Il metodo più semplice è effettuare uno scavo della forma desiderata, stendere un sottotelo protettivo e poi un telo impermeabile in EPDM: un materiale specifico per la creazione di laghetti e stagni, atossico, resistente alle variazioni di temperatura e alla punzonatura delle radici,e adattabile alla forma dello scavo, reperibile facilmente tramite negozi specializzati. Un’alternativa è interrare una tinozza, in materiale atossico, acquistabile nei consorzi agrari e nei vivai. In questo caso, visti i bordi ripidi, è assolutamente necessario creare dei gradoni per permettere alla fauna di entrare e uscire facilmente, per non creare una trappola per la piccola fauna.
Per quanto riguarda le dimensioni, normalmente più un sistema è grande più è stabile dal punto di vista chimico-fisico: le dimensioni minime consigliate sono due metri per tre di estensione e 80 cm di profondità. La profondità è importante per garantire una temperatura stabile durante l’estate e durante l’inverno, in modo da evitare surriscaldamento e congelamento.
Spesso chi crea laghetti per la fauna è ansioso che questi vengano colonizzati da più specie possibili, ma questo dipende dalla fauna presente nei dintorni, dalla presenza di corridoi ecologici che lo connettano ad ambienti naturali, tramite i quali gli animali possano spostarsi. Ricordiamo che prelevare in natura animali protetti, come gli anfibi o i relativi stadi larvali, e spostarli dal luogo dove si trovano, è vietato per legge, oltre che dannoso per le popolazioni naturali che ne verrebbero impoverite.
Una delle preoccupazioni maggiori di chi crea stagni o pond è la possibilità che si sviluppino larve di zanzara. Le zanzare sono organismi pionieri, normalmente si riproducono in raccolte d’acqua temporanee come sottovasi, tombini e altri recipienti. Normalmente uno stagno con un ecosistema ben sviluppato non è un ambiente gradito alle zanzare, per la presenza di diversi predatori delle larve di zanzara, come i tritoni e le loro forme larvali o molte specie di insetti acquatici come le larve di libellula, ditischi, notonette, gerridi ed altri. Creare lo stagno in autunno permetterà a questi insetti predatori di colonizzare lo stagno in primavera, creando un ambiente ostile allo sviluppo delle zanzare. Qualora dovessero verificarsi momentanee infestazioni di larve di zanzare si possono usare, temporaneamente, metodi ecologici, come l’utilizzo di larvicida biologico Bacillus thuringiensis israeliensis, che però colpisce anche le larve di altri ditteri innocui, quindi da usare in casi particolari e solo per interventi occasionali.
I fondi per la realizzazione dei nuovi stagni sono stati reperiti
dalla nostra Associazione attraverso la partecipazione a un bando
indetto dal WWF e attraverso l’accoglimento di donazioni liberali
da parte di soci, aziende e privati.
Ecco il nostro approccio tecnico:
1 – Individuazione del sito
Ricerca, dialogo, confronto coi proprietari dei terreni (ricordiamoci che il territorio del parco regionale dei Colli Euganei è per il 93% privato), al fine di ottenere l’assenso per la realizzazione dello stagno e l’autorizzazione ad accedere all’area privata, in fase di realizzazione del progetto e nelle fasi successive di manutenzione dello stagno e di monitoraggio degli effetti positivi sulla biodiversità (invertebrati acquatici, libellule, anfibi, bisce d’acqua e altro).
2 – Pianificazione e permessi
L’iter autorizzativo comporta la stesura di una pratica abbastanza articolata che coinvolge Comune, Parco Regionale dei Colli Euganei e Sovrintendenza, tuttavia la nostra Associazione si avvale, ormai da alcuni anni, della collaborazione di una professionista, che ci ha seguiti puntualmente in tutte le pratiche attinenti ai progetti dei nuovi stagni.
3 – Scavo e preparazione del fondo
Stabilito il luogo migliore dal punto di vista dell’esposizione solare e dei corridoi ecologici, si traccia il perimetro dello stagno con una corda, si definiscono i livelli con una livella laser con ricevitore, necessaria a creare le varie quote di profondità (25 cm – 50 cm – 75 cm). Successivamente si procede con lo scavo a mano o con mezzi meccanici, creando i vari livelli, che garantiranno l’inserimento di differenti tipi di piante acquatiche e lo sviluppo di differenti nicchie ecologiche.
4 – Posizionamento del telo e riempimento
Dopo aver steso un sottile strato di sabbia e delle strisce di geotessuto, viene posato un liner in EPDM, facendolo adattare perfettamente alla forma dello scavo.
Il riempimento avviene preferibilmente con acqua di pozzo o in alternativa con acqua di rete lasciata decantare.
5 – Inserimento di piante acquatiche
Esistono diverse tipologie di piante acquatiche tra cui le ninfee, i Nuphar, le piante palustri e le piante ossigenanti sommerse.
Le piante acquatiche svolgono un ruolo fondamentale nella depurazione dell’acqua, agendo come filtri biologici naturali che assorbono sostanze organiche, metalli pesanti e nutrienti come azoto e fosforo, prevenendo l’eutrofizzazione e migliorando la qualità dell’acqua. Alcune piante palustri fungono da vere e proprie “pompe di ossigeno”, consentendo la crescita di batteri aerobici che depurano l’acqua.
Le piante ombreggiano la superficie dell’acqua, evitando che la temperatura aumenti eccessivamente, offrono riparo a molte specie di anfibi e costituiscono sito di ancoraggio per le ovature.
Scegliere piante acquatiche autoctone, ovvero originarie della zona in cui vivono, offre diversi vantaggi. Queste piante sono più adattate al clima locale, richiedono meno manutenzione e contribuiscono alla conservazione della biodiversità locale. Inoltre, le piante autoctone sono spesso più resistenti alle malattie e ai parassiti rispetto alle specie esotiche.
6 – Monitoraggio e manutenzione
Il monitoraggio e la manutenzione degli stagni naturali sono cruciali per mantenere l’equilibrio ecologico e la salute dell’ecosistema. Questo include la pulizia del fondo (in media ogni 3 anni), la gestione delle piante acquatiche e terrestri per individuare eventuali problemi di eccessiva crescita, diffusione di specie invasive o malattie.
Un ruolo fondamentale riveste il monitoraggio delle specie di anfibi, di insetti ed invertebrati acquatici che andranno a colonizzare nel tempo i nostri stagni, per documentare l’efficacia e la valenza degli interventi, ai fini di tutela e promozione della fauna anfibia e della biodiversità.
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