Rana agile

Ph. Matteo Di Nicola

Rana agile
Rana dalmatina

Rana appartenente al cosiddetto gruppo delle “rane rosse”, si tratta di una specie molto simile per aspetto ed ecologia alla Rana di Lataste. Anfibio di medie dimensioni, tra le rane è probabilmente quella meno legata all’acqua, vivendo la maggior parte della sua vita in boschi umidi e zone con fitta vegetazione.
Questa specie è diffusa, oltre che in Italia, in gran parte dell’Europa, e non gode di un grado di protezione simile a quello della Rana di Lataste. Ma questo non vuol dire che non sia ugualmente una specie a rischio che è andata incontro a estinzioni locali e diminuzione delle sue popolazioni.

I fattori di minaccia principali sono la distruzione e alterazione degli habitat, agricoltura intensiva e inquinamento derivante, distruzione dei siti riproduttivi e presenza di specie esotiche invasive ( gambero della Louisiana, pesci …).

Come riconoscerla

Rana di medie dimensioni, pelle liscia, colorazione marrone-bruno, anche ocra e grigia. Presenza di macchie e striature nere su dorso e zampe, tipica la presenza di una macchia temporale nera dietro l’occhio e una stria sopralabiale bianca che prosegue fino al muso, distinguendola così dalla specie simile: rana di lataste. Colorazione del ventre e della gola bianco-crema omogeneo.

Ph. Matteo Di Nicola

Come vive

Tipica specie planiziale e di media collina, richiede boschi umidi o zone con copertura arbustiva per sopravvivere, anche siepi campestri, vegetazione ripariale di sponde di fossati e corsi d’acqua. E’ quindi sensibile alla distruzione di vegetazione lungo i fossi e ai corsi d’acqua e alla semplificazione di ambienti agricoli, in caso vengano distrutte le fasce di vegetazione spontanea tra i campi coltivati.

Si reca nei corsi d’acqua per riprodursi a fine inverno. Predilige raccolte d’acqua ferma o poco mossa, senza la presenza di pesci e con abbondante vegetazione acquatica, dove depone degli ammassi sferici di uova gelatinose, che daranno vita ai girini. Questi si nutrono principalmente di vegetazione acquatica e detriti. In pochi mesi i girini compiranno la metamorfosi per poi adottare uno stile di vita più terrestre.

Ph. Matteo Di Nicola